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Ma quante belle figlie PDF Stampa E-mail
Scritto da 5vm   
domenica 11 gennaio 2009

E' uscito il mio articolo su UPPA la rivista bimestrale Un pediatra per amico
ecco il link
http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=566&idr=19&idb=121

metto l'articolo anche per intero. E' una bella soddisfazione

 Ma quante belle figlie
di Paola Bianconi

Non ho mai avuto paura di ricevere il dono dei figli; ho cominciato tardi, altrimenti, forse avrei ricevuto con gioia anche il sesto, magari il settimo e, chissà, forse anche l`ottavo.
Mi dissero che l`amore non si divide ma si moltiplica per il numero dei figli, il mio si è quintuplicato! Il cuore non è un monolocale di cui bisogna contendersi lo spazio, più sono gli affetti, più aumenta di misura. Non potrei più pensare alla mia vita senza uno dei miei figli.
Certo, a casa nostra non si respira aria di perfezione, anzi, direi che la parola corretta per descrivere il nostro ambiente domestico è “confusione”, perché il tempo, quello da dedicare alla quotidianità, a differenza dell’amore, effettivamente, diminuisce; ma se il tempo si riduce, aumentano inaspettatamente le risorse. I figli stessi vengono in aiuto, i grandi aiutano i piccoli e i piccoli stessi acquistano velocemente una loro autonomia grazie all’esempio fratelli grandi. Mi rendo conto che queste modalità di mutuo soccorso viene spesso scambiata, soprattutto dai genitori con un solo figlio, per poca attenzione da parte dei genitori, per trascuratezza, ma la realtà, vissuta dall’interno, è sempre diversa da come sembra.

Ogni figlio è diverso, e diverso è il modo in cui ci si rapporta a lui. Non credo all’opinione comune secondo la quale tutti i figli sono uguali e tanto dai ad uno, tanto dai all`altro. In una famiglia numerosa s’impara a distribuire le risorse nel momento in cui ce n’è bisogno, e non sempre tutti hanno le medesime necessità o, le stesse opportunità, nei medesimi passaggi della loro vita, e garantire un’equità è spesso molto difficile.
In questo momento di crescita dei due più grandi (15 e 14 anni), mio marito ed io abbiamo deciso di limitare i nostri impegni di lavoro per provare a seguirli meglio, soprattutto con la scuola. Tempo che abbiamo recuperato, che prima non c’era, ma che non riusciamo comunque a dedicare solo a loro perché se siamo a casa, lo siamo per tutti: c`è il piccolo da cambiare, da sfamare, da intrattenere per arginarne la furia distruttrice; e poi c`è Camilla da accompagnare a ginnastica, che quando è a casa impegna gran parte del suo tempo a dar fastidio a Federico (11 anni), che ricambia con ardore questo suo interessamento, restituendo i dispetti e cercando di sottrarle le attenzioni del più piccolo. Contemporaneamente la più grande urla dalla sua camera "Papààà cos’è un aoristo del verbo....?" e allora corri da lei e lasci i due a litigarsi il piccolo. Già, ma l`altro? "Papà io esco!", “Esci? E lo studio?”. Il padre torna prima dal lavoro per seguirlo, e lui esce, e non solo “Ho riunione di squadriglia, anzi mi dai un passaggio?”.

Questa è la normalità di un giorno qualunque, e forse nemmeno ho reso bene l’idea. Ci sono giorni che mi rattristo perché non riesco a star dietro a tutti come vorrei, ma è una tristezza che dura poco e per la maggior parte delle mie giornate mi rallegro perché la mia vita, che non è piena ma strapiena, non potrei davvero pensarla diversamente.
Ho un’amica, una carissima amica e madrina di uno dei miei figli, sposata, separata e di nuovo felicemente convivente. Ha scelto di non avere figli. Una sera, uscendo da casa mia, dopo aver cenato insieme, mi disse "Non ho ancora capito se considerare la mia casa un mortorio e sentirmi "povera", o se esultare per la mia scelta".
Il mondo è bello perché è vario! Io, però, mi sento ricchissima.

PS la redazione di UPPA ha aggiunto una frase che però non rispecchia il mio pensiero e quindi la trovo decisamente di troppo. La frase in questione aggiunta la riporto in neretto qui sotto:

Mi rendo conto che queste modalità di mutuo soccorso viene spesso scambiata, soprattutto dai genitori con un solo figlio, per poca attenzione da parte dei genitori, per trascuratezza, ma la realtà, vissuta dall’interno, è sempre diversa da come sembra.

 
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