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Scritto da 5vm   
martedì 29 gennaio 2008

Ordinare, minacciare, esortare, suggerire... ecco tre modi di rivolgerci ai nostri figli, quasi sempre inappropriati e inefficaci!
Bisogna prima di tutto capire di chi è il problema. Nostra figlia/o non aiuta in casa per nulla. Il problema non è suo, ma del genitore, non è il figlio problematico, ma di fatto è un comportamento del figlio che causa il problema al genitore.

Bisogna cercare il modo più efficace di affrontare il figlio ottenendo un risultato positivo. Un esempio classico che avviene quasi ogni giorno a casa mia: mio figlio di 11 anni si prepara la merenda e lascia in gran disordine la cucina! a secondo del mio stato umorale posso:
ordinare (rimetti a posto questo disordine);
posso minacciare (se non rimetti tutto a posto non ti faccio vedere la tv);
posso esortare (rimetti sempre tutto a posto quando hai finito);
posso consigliare (potresti rimettere a posto dopo aver bivaccato?).

Quello che ho imparato, anche se poi mi riesce difficile applicarele nella quotidianeità, è che queste risposte verbali contengono una mia soluzione, ciò che penso si debba fare, ciò che ritengo giusto sia fatto.
Cosa c'è di sbagliato in questo? Il problema sono gli effetti che certe risposte possono causare in un figlio quando il problema non è propriamente suo. Ad esempio con l'ordinare in genere, e sfido il contrario, ogni figlio tende a opporre resistenza! Oppure inviando comunque una nostra soluzione sottointendiamo la non fiducia nel tipo di soluzione che lui avrebbe potuto trovare. Inoltre comunichiamo in questo modo che i nostri bisogni sono più importanti dei suoi, e deve obbedire e basta. Se ci soffermiamo solo a riflettere su queste indicazioni, penso che saremmo tutti d'accordo con l'evitare queste frustrazioni a nostro figlio.
Peggio è quando mandiamo un messaggio di disapprovazione. La mortificazione, il giudizio non piace neanche a noi adulti, figuriamoci ai nostri ragazzi!
Ad esempio possiamo con le nostre risposte criticare, giudicare, rimproverare (sei la persona più menefreghista che io conosca!); oppure ridicolizzare, prendere in giro (sei un vero ficcanaso viziato);oppure interpretare un suo comportamento (stai cercando di farmi perdere le staffe);o ancora montare in cattedra e sentirsi superiori (noi non lasciamo mai i piatti sporchi quando facciamo qualcosa in cucina).
Sono tutti messaggi di disapprovazione che sminuiscono nostro figlio, lo rendono insicuro, e intaccano fortemente la sua autostima, facendolo sentire colpevole, o facendogli perceperire una ingiustizia o addirittura non essere amati sufficientemente!!!!
Quali sono allora i modi efficaci per confrontarsi con i figli?
Ecco che mi viene in aiuto proprio il corso che fece anni fa "Genitori Efficaci" di Thomas Gordon.
Il suggerimento giusto, perché verificato in prima persona (il fatto semmai è che me ne dimentico spesso anteponendo sempre i miei bisogni prima di tutto!), è quello di trasmettere sempre dei messaggi in prima persona, mai in seconda persona.

Esempi di messaggi in seconda persona:
- smettila,
- non ti permettere,
- ti stai comportando male,
- sei indisponente, ecc.

I messaggi dati in prima persona sono invece sinceri ed inducono il figlio a fare altrettanto:
- non posso riposare se qualcuno urla in casa;
- non posso cucinare se c'è tutto questo caos;
- mi scoraggia vedere tutto questo disordine, ecc.

Comunicare a un figlio con sincerità l'effetto che il suo comportamento ha avuto su di noi, è molto meno minatorio e giudicante, anzi in genere con un messaggio del genere il figlio si sente invitato a riflettere sul suo comportamento e non si sente giudicato, incompreso, non amato! E' irrazionale per loro un certo tipo di reazione. Sanno perfettamente che sono amati, ma quante volte ci siamo sentiti dire da loro il contrario? Sono pur sempre ragazzi/bambini e questo li rende ancor più vulnerabili ai sentimenti!
E' chiaro che i problemi non si risolvono in un batter d'occhio solo perché impariamo ad usare messaggi in prima persona, ma di sicuro il clima casalingo diventa più piacevole e scorrevole, anche se continuerà a lasciare i resti della sua merenda in cucina!!!!

Ricordi e riflessioni prese da "Genitori efficaci" di Thomas Gordon

 
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